Un’esplosione avvenuta nelle prime ore del mattino ha scosso lunedì una sinagoga nella città belga di Liegi, causando ingenti danni materiali ma nessun ferito, in quello che le autorità hanno unanimemente definito un atto deliberato di antisemitismo.

La deflagrazione, avvenuta intorno alle 4 del mattino ora locale (03:00 GMT), ha fatto saltare le finestre e la porta d’ingresso della sinagoga, oltre a quelle di edifici vicini dall’altra parte della strada, secondo quanto riferito dalla polizia locale e da alcuni testimoni.

L’incidente ha spinto all’apertura di un’indagine federale da parte dell’unità antiterrorismo del Belgio, mentre le misure di sicurezza sono state rafforzate presso le istituzioni ebraiche in tutto il paese, sullo sfondo dell’escalation delle tensioni globali dovute alla guerra tra Stati Uniti e Israele da un lato e l’Iran dall’altro.

L’emittente pubblica belga RTBF ha riferito che l’esplosione sembra essere stata causata da un “ordigno esplosivo piazzato o lanciato” all’esterno di una delle porte principali della sinagoga, come descritto dal rabbino locale Joshua Nejman.

“Ha distrutto le finestre e la porta stessa”, ha dichiarato Nejman a RTBF, aggiungendo che un residente che vive sopra la sinagoga ha sentito un forte boato ma inizialmente lo ha scambiato per un’esplosione di gas.

La sinagoga, situata in una strada residenziale lungo il fiume Mosa di fronte al centro di Liegi, funge anche da museo della comunità ebraica ed è punto di riferimento per una piccola ma vivace comunità ebraica locale di circa 700 persone.

VRT, un’altra importante emittente belga, ha confermato l’orario dell’esplosione e ha riferito che la polizia ha rapidamente isolato l’area, mentre squadre forensi hanno esaminato il luogo alla ricerca di prove.

Il sindaco di Liegi, Willy Demeyer, ha condannato l’attacco definendolo “un atto di antisemitismo estremamente violento”, sottolineando in interviste a RTBF e ad altri media locali che “non si può in alcun modo importare conflitti esterni” in Belgio – un riferimento velato alla crisi in corso in Medio Oriente.

Il ministro dell’Interno belga Bernard Quintin ha ribadito questo messaggio su X, definendo l’episodio “un vile atto antisemita che ha colpito direttamente la comunità ebraica del Belgio” e annunciando un rafforzamento della sicurezza attorno a siti simili.

Anche il primo ministro Bart De Wever ha espresso solidarietà sui social media, dichiarando: “L’antisemitismo è un attacco ai nostri valori e alla nostra società, e dobbiamo combatterlo senza esitazioni”.

La procura federale, che si occupa dei casi di terrorismo e criminalità organizzata, ha assunto la guida dell’indagine, segnalando la gravità dell’episodio.

Eitan Bergman, vicepresidente del Comitato di Coordinamento delle Organizzazioni Ebraiche del Belgio (CCOJB), ha parlato ai media belgi dello shock profondo della comunità, fatto di tristezza e preoccupazione, soprattutto considerando la presenza storicamente pacifica degli ebrei a Liegi.

L’attacco arriva in un contesto di aumento degli episodi antisemiti in Europa, alimentati dagli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran dalla fine di febbraio che hanno accresciuto i timori di una violenza “importata”.

In un gesto di sostegno internazionale, l’ambasciatore statunitense in Belgio Bill White ha visitato il luogo più tardi nello stesso giorno, offrendo solidarietà alla comunità ebraica.

White, nominato da Trump nel novembre 2025 ed ex fondatore di una società di consulenza che aveva donato alla campagna elettorale di Trump, ha scritto su X mentre si recava sul posto: “Sto andando ora alla sinagoga di Liegi, in Vallonia, Belgio, per offrire la nostra solidarietà alla grande comunità ebraica che vive lì”.

La visita sottolinea la preoccupazione degli Stati Uniti per l’antisemitismo in Europa, ma richiama anche le recenti controversie che hanno coinvolto lo stesso White. Solo poche settimane prima, l’ambasciatore aveva scatenato una disputa diplomatica accusando funzionari belgi di antisemitismo per un’indagine ad Anversa su circoncisioni rituali illegali eseguite da mohel non qualificati nella comunità ebraica ortodossa.

Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot aveva quindi convocato White, definendo le sue dichiarazioni “disinformazione pericolosa” che mina la lotta contro l’odio e interferisce con l’indipendenza della magistratura.

Prévot aveva sottolineato che “qualsiasi insinuazione secondo cui il Belgio sarebbe antisemita è falsa, offensiva e inaccettabile”, mentre White aveva difeso la propria posizione sostenendo di voler proteggere la libertà religiosa.

L’episodio ha evidenziato le tensioni nelle relazioni tra Stati Uniti e Belgio sotto l’amministrazione Trump, con diversi critici che accusano White di aver oltrepassato le norme diplomatiche.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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